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Storia dell'Arte n. 115
(n.s. 15)
Nuova Serie - Settembre - Dicembre 2006
Anno XXXVII
diretta da Maurizio Calvesi


Maria Giuseppina Mazzola
Il ritratto Haus di Antonello da Messina
Il noto dipinto su tavola, Un ritratto di gentiluomo, conservato a Philadelphia ha trovato la sua definitiva datazione grazie al ritrovamento nell'Archivio Notarile Distrettuale di Palermo del testamento del Marchese Haus che descrive il dipinto prima della sua decurtazione, riferendo la data «1474» nel cartiglio sulla parte inferiore della tavola.
L'autrice ripercorrendo la vita del Marchese Haus, il dotto archeologo tedesco che fece dono del dipinto al figlio di Francesco I di Borbone, rintraccia la vicenda del dipinto che dalle stanze della Casa Reale di Napoli attraverso la Spagna (probabilmente ad opera di Isabella di Spagna, moglie di Francesco I), arriverà nella collezione del facoltoso collezionista di Philadelphia John Johnson.

Maurizio Calvesi
Sacri paradossi del Lotto:
I mungitori bendati e Amore nella bilancia

Tra le tarsie concepite da Lorenzo Lotto per il coro di S. Maria Maggiore di Bergamo, quella che va sotto il titolo di Nutrizione del Lapis è una delle più oscure come significato. L'autore la decifra in base ad uno scritto di Origene: la capra, simbolo del Cristo, è portatrice di un liquido che rimuove la cecità delle anime e consente loro di vedere le cose divine.

Diana Malignaggi
I disegni di Bernardo Castello per la Gerusalemme Liberata
L'appassionata scoperta dell'intimo rapporto tra testo letterario e immagine artistica è il tema del saggio di Diana Malignaggi. Una documentata serie di dati e notizie concernenti i disegni del genovese Bernardo Castello (1557-1629) oggi conservati a Palermo sono oggetto delle novità apportate alla iconografia delle immagini alla fine del Cinquecento. Lo stile di Bernardo Castello, che l'autrice analizza con grande finezza, conserva rispetto al poema de La Gerusalemme Liberata una totale autonomia e comporta una tecnica inedita. I sedici disegni infatti, sono il corrispettivo poetico di altrettante strofe che con il segno o il tratto appena delineato o con il grumo del colore esprimono le stesse variazioni ritmiche di un verso scritto. La lettura della Malignaggi sul linguaggio visivo di Bernardo Castello è di grande novità procedendo per associazione di significati. L'autrice ha il merito di aver individuato una perfetta corrispondenza tra la cultura del Tasso e lo stile solenne e contenuto del Castello, e di aver scoperto che non solo la poesia, ma la stessa arte figurativa alla fine del secolo continuano a narrare gli «amori e gli incanti» anche se le sorti di Gerusalemme sono sempre più minacciate dai turchi incombenti. (Francesco Floccia)

Frances Huemer
Reconsidering Rubens in Venice-Padua and Mantua
Oggetto dell'analisi è un dipinto di Pietro Paul Rubens datato 1604-1605 che rappresenta il proprio ritratto tra due personaggi di grande fama: Galileo Galilei e Lipsio, l'umanista e filosofo fiammingo noto in tutta Europa per la sua opera sulla antica Roma. L'autrice va alla ricerca del significato ideologico del dipinto e si domanda quale possa essere la ragione che ha suggerito al pittore di rappresentarsi insieme a questi due personaggi. Attraverso la ricostruzione delle vicende che hanno coinvolto i tre ritrattati in quel torno di anni, delle loro amicizie, dei loro incontri a Venezia, Padova e Mantova e delle loro rispettive posizioni culturali nei confronti dell'ortodossia religiosa, viene disegnato un quadro vivido della storia di quegli anni. Le città di Venezia e Padova dove si respira un clima di grande tolleranza e libertà sono contrapposte a Mantova, roccaforte dei Gesuiti, dove il Duca Vincenzo Gonzaga aspira a promuovere un'alleanza tra gli Asburgo, Spagna e Chiesa romana allo scopo di umiliare e tenere a freno la cultura libertaria che trova ospitalità nelle città venete. Il dipinto intenderebbe mettere l'accento sulla particolare posizione di Rubens, il quale pur avendo lavorato per i Gesuiti a Mantova, a Genova e in Spagna su soggetti di stretta osservanza religiosa, intende manifestare una sua personale libertà di pensiero. La famiglia di Rubens, calvinista, aveva lasciato Anversa ed era a suo tempo emigrata in Germania. E Rubens, che aveva dipinto per il re spagnolo Democrito e Eraclito, aveva voluto già in altre occasioni dimostrare di essere aperto alla cultura umanistica e a concezioni del mondo emancipate dalla stretta osservanza cattolica.

Mario Panarello
Tommaso Salini: l'Elemosina di san Tommaso da Villanova già nella chiesa di S. Agostino a Roma
Il saggio intende contribuire alla conoscenza dell'opera artistica di Tommaso Salini (1575 c. -1625) pittore corretto e collaboratore di Giovanni Baglione: l'indagine prende le mosse dalla chiesa romana di S. Agostino dove, secondo una nota del 1659 stilata dal padre agostiniano e vescovo Filippo Visconti, si trovava un dipinto raffigurante un episodio della vita di Tommaso da Villanova, dipinto che il Visconti attribuì a Giovanni Baglione ed inviò successivamente nella propria diocesi di Catanzaro. Da questa notizia si avvia l'indagine dell'autore sulla scorta di documenti d'epoca e di riscontri iconografici da incisioni. Dal trasferimento della tela a Catanzaro e dall'esame degli inventari del convento calabrese di S. Agostino, dove il dipinto era giunto, l'autore attribuisce al Salini anche il dipinto catanzarese. (F.F.)

Adriano Amendola
Quando ad esser ritratta è Venere. Nuovi documenti d'archivio su Maria Mancini, Jacob Ferdinand Voet e Filippo Parodi

Ana Marìa Suárez Huerta
Perseo y Andrómeda. Un hito de la belleza ideal
El cuadro de Perseo y Andrómeda es una de las obras más alabadas del pintor alemán Anton Raphael Mengs y ha sido considerado un hito del ideal Neoclásico de belleza. Supone la culminación de un proceso de reflexión que emprendió este artista y que interpretamos como una suerte de camino intelectual hacia el arte griego que le convirtió en uno de los abanderados del movimiento neoclásico. En la dialéctica abierta en el siglo XVIII acerca de la superioridad del arte antiguo o moderno, Mengs tomó una posición particular al abogar por la defensa de una pintura que, a su juicio, superaba la escultura clásica, insuperable para los parámetros de la época.
Las peripecias por las que tuvo que pasar este lienzo, antes de llegar a su actual ubicación en el Museo del Ermitage de San Peterburgo, es lo que hasta ahora nos era desconocido. Esta pintura fue un encargo realizado por un aristócrata galés. Nunca llegó a su destino pues la nave inglesa en la que viajaba fue capturada por dos buques franceses en el Mediterráneo y la carga adquirida por el rey de España Carlos III. Este lienzo fue la única obra que no se trasladó a la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando de Madrid y se regaló al ministro de Marina francés quien, poco interesado en las Bellas Artes, lo vendió en subasta siendo adquirido por la emperatriz Catalina II.

Gianluca Berardi
Il primato di Napoli: i maestri partenopei dell'Ottocento tra innovazione e mercato internazionale
Domenico Morelli, Francesco Paolo Michetti, Antonio Mancini sono i protagonisti del saggio. L'autore individua in ciascuno dei tre artisti che rappresentano la fase più matura della grande tradizione ottocentesca napoletana, ambiti e tematiche privilegiate e personali. Morelli mette in scena un fantasioso "mondo orientale". Michetti sublima la vita contadina e la trasforma in "idillio pastorale" rendendo spettacolare il cosiddetto "repertorio" del folclore, scene cioè con celebrazioni quasi pagane di feste religiose. Mancini nutre il suo verismo di impasti corposi e intrisi di materia. L'autore offre al lettore spunti di riflessione sul passaggio fra la "pittura dal vero" e il disegno da album o la stampa di argomento popolare che in grande misura hanno influenzato le illustrazioni da viaggio prima dell'impiego della fotografia. (F.F.)

Colin Eisler
«L'Atelier c'est moi». Giacometti's studio-views as self-portraits
Rifacendosi a Leonardo da Vinci il quale afferma che «ogni artista dipinge sempre e solo se stesso», l'autore analizza due disegni di Giacometti che raffigurano due vedute del suo studio quasi simili per concludere con argomenti convincenti che i due disegni sono da interpretare come due suoi ritratti. Tracciati su due pagine abbinate i due disegni, datati 1932, si conservano nel Museo di Stato di Basilea e costituiscono l'unica prova della fase surrealista di Giacometti; il primo a destra rappresenta un piccolo spazio, il vero e proprio atelier mentre il secondo, a sinistra è dedicato allo spazio domestico: un sofà contro la parete è sovrastato da uno stretto soppalco dove dorme il fratello Diego, suo assistente, modello ed esperto disegnatore anch'egli. Queste immagini rendono bene la vita bohemienne dei due fratelli: un voluminoso cappotto divide lo spazio tra la zona lavoro e la zona notte lasciando intendere che oltre a servire come tenda il cappotto è anche l'unica risorsa a disposizione per proteggersi dal freddo. Un bulbo che pende dal soffitto sottolinea la povertà dell'interno. Il disegno di destra mostra uno spazio appena più grande. Un muro separa la parte dell'atelier dalla zona letto e sulla parte destra in basso Giacometti ha scritto la data: 1932 e il proprio nome. Sul disegno di sinistra invece lo scultore ha scritto con un certo compiacimento che una aristocratica visitatrice italiana ha definito il piccolo atelier un luogo «non troppo detestabile».
I due disegni sono stati donati nel '32 alla Contessa Donna Madina Arrivabene Valenti Gonzaga, moglie del Principe Visconti di Modrone in occasione di una sua visita allo studio. Con i due disegni Giacometti dona anche la sua fotografia-ritratto fatta da Man Ray e altri tre disegni (inediti) che ritraggono la Contessa.
Attraverso una serie di considerazioni sulla moda e sul gusto dell'epoca, l'autore interpreta questo dono come una dichiarazione d'amore alla contessa. I due disegni dell'atelier sono da intendere come due ritratti dello scultore che insieme alla fotografia-ritratto di Man Ray diventano tre come i disegni che ritraggono la Contessa Madina. Giacometti, innamorato della bellissima contessa con questo dono evocherebbe una loro love-story, un ricordo delicato ed ermetico che soltanto i due innamorati potranno decifrare.

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