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Storia dell'Arte n. 116-117
(n.s. 16/17)
Nuova Serie - Gennaio - Agosto 2007
Anno XXXVIII
diretta da Maurizio Calvesi


Massimo Pulini
Bastian contrario. La variante dionisiaca da Dosso a Bastianino
Un dipinto presentato come Annibale Carracci in una recente asta Christie's a Londra viene attribuito dall'autore al pittore ferrarese Bastianino di cui individua anche il soggetto come Bacco Gaudente «coronato di fiori, ciliegie e spighe». Il giovane Bastianino segue da vicino le orme del Dosso non solo sulle scelte formali e compositive ma ne segue l'esempio anche per quanto riguarda i temi figurativi riprendendo dal più anziano maestro i soggetti dionisiaci. Dosso infatti definito dall'autore «interprete della parte terrena e umorale dell'Olimpo» ricorre insistentemente al tema bacchico come è stato dimostrato anche da recenti studi apparsi su questa rivista. Lo studioso sottolinea le affinità stilistiche e culturali dei due pittori ferraresi, facendo risalire al singolare clima della città di Ferrara il carattere estroso e immaginifico di entrambi e la loro predilezione alla dimensione dionisiaca. L'opera del Bastianino è stata commissionata da Alfonso II d'Este come si ricava da notizie documentarie sul Camerino dei Baccanali del castello ferrarese.

Vincenzo Abate
«Torres adest»: i segni di un arcivescovo tra Roma e Monreale
Ludovico II de Torres (1551-1609), arcivescovo, cardinale, studioso di retorica, di filosofia, di diritto civile e canonico, figlio spirituale di Filippo Neri, amico di Roberto Bellarmino, collaboratore di Cesare Baronio, corrispondente epistolare di Federico Borromeo, pastore pio e illuminato della diocesi di Monreale, «figlio fedele della controriforma» volto al bene dei poveri con studio e carità, istitutore del locale Seminario per futuri sacerdoti improntati allo zelo Oratoriano e al fervore dei Gesuiti. «Liturgista, storico, erudito», rigoroso esecutore delle norme conciliari tridentine, «Monsignore» - come cita sovente l'autore che ne ricostruisce minuziosamente tutti i tempi della vita di ecclesiastico - esprime nella sua veste di committente la complessa personalità teologica e giuridica attraverso i tanti documenti biografici, dato il prevalere dell'importanza della "liturgia", ossia del linguaggio comune e universale cui si rivolge la Chiesa subito dopo il Concilio. Nipote di ecclesiastici ma anche vescovo animato da spirito apostolico, la sua presenza a Monreale (1588) si manifesta nella stretta connessione fra la tradizione, la centralità romana, la scelta di forme artistiche e rappresentative che rispondessero all'«uso del sacro» nel modo più consono e coerente ai tempi. Sulla ridefinizione simbolica della Cappella di S. Castrense l'autore affronta il tema dell'arte sacra mettendo in rilievo tutte le componenti di una produzione artistica in un contesto religioso e di storia ove architettura, decorazione, suppellettili, richiedono e consentono comunque un aggiornamento materiale e di dottrina. Ecclesiastico «restauratore, pastore» post-tridentino il de Torres sprona il popolo, è «uomo di cultura» e collezionista, è un protagonista della Riforma cattolica che ricollocava, in quel passaggio di secoli, la propria organizzazione nella storia e nella pietà.

Stefania Macioce
Ut pictura rethorica. Affetti, devozione e retorica nei dipinti di Caravaggio
Attraverso un sistematico confronto tra produzione pittorica e fonti letterarie, Stefania Macioce ricostruisce un quadro organico e complessivo dell'influenza esercitata dalla gestualità come stereotipo formale sull'arte sacra controriformata, con particolare riferimento alla produzione caravaggesca, palesando la fondamentale importanza nell'espressione artistica delle formule convenzionali come vettore di trasmissione di precisi messaggi dottrinari atti a suscitare una più intensa partecipazione emotiva e devozionale da parte del fedele.

Dalma Frascarelli
«Favole non favole»: i mercati di Theodor Helmbreker nelle collezioni romane e fiorentine della seconda metà del Seicento
Il saggio amplia le scarse conoscenze finora possedute sul pittore olandese Theodor Helmbreker, il bambocciante più affermato in Italia nella seconda metà del Seicento. L'autrice gli attribuisce una nuova opera in Collezione Colonna e richiama l'attenzione su altri suoi dipinti della stessa collezione, individuando le ragioni dello straordinario successo. I suoi collezionisti si concentrano tra Venezia, Firenze e Roma e sono: Giovan Francesco Loredan, l'abate Marucelli, Mattias Bartolomei, Carlo Lorenzo Ughi, Pietro Gabrielli, il cardinal Flavio Chigi, Lorenzo Onofrio Colonna. L'autrice afferma inoltre che alcuni di essi aderirono ad un pensiero assimilabile al libertinismo erudito, mentre la maggior parte di loro polemizzarono nei confronti del dogmatismo. Essi erano lontani da problemi metafisici ed erano concentrati sull'osservazione della realtà, che trova la sua più ampia espressione nella poesia satirica e nella commedia. Alla luce di queste tesi e al confronto con alcuni testi teatrali contemporanei, l'autrice propone una lettura inedita delle scene di mercato che interpreta come allegorie dell'esistenza umana, secondo un'etica laica.

Francesco Solinas
Politica familiare e storia artistica nella Roma del primo Seicento. Il caso dei Marchesi Theodoli
Attraverso un'approfondita ricerca documentaria incentrata a Roma e negli Stati della Santa Sede tra il XVI e il XVII secolo, l'autore ricostruisce le inedite vicende storiche e politiche, come il mecenatismo artistico e il collezionismo di un'illustre famiglia dell'aristocrazia papale.

John E. Gedo
Meditations on Magnasco
L'autore ritorna su una questione più volte dibattuta dalla storiografia con risultati sempre difformi ovvero se esista o meno una chiave interpretativa dei dipinti del Magnasco data la bizzarria e l'ambiguità di soggetti tanto inusuali al punto da far parlare di pittura dettata da "forze demoniache".
Scrutinando oltre cinquecento dipinti del maestro genovese, l'autore osserva che il trenta per cento della sua produzione rappresenta scene con frati Cappuccini o frati Camaldolesi; molti altri dipinti sono dedicati alla rappresentazione degli umili, dei poveri, o di mendicanti. Secondo l'autore il maestro non intende comunicare una sua personale visione politica, ma il suo proposito è soltanto quello di stimolare la curiosità degli acquirenti.

Arabella Cifani, Franco Monetti
Contributi documentari per il pittore torinese Claudio Francesco Maria Beaumont (1694-1766)
Minuziosa descrizione del percorso biografico di un grand commis della Corte torinese dei primi anni del Settecento. Ricordato, attraverso documenti d'archivio, che delineano i suoi rapporti con la corte a riprova dell'impegno dei Principi di Savoia a formare la grande quadreria nella storica sede torinese di Palazzo Madama, nucleo delle successive raccolte sabaude. La personalità dell'artista viene presentata nell'ambito familiare di figlio, fratello, marito e padre. Il Beaumont ha sempre coniugato i propri affetti con la fedeltà e il servizio alla Casa Reale. Sia direttamente («pittore di Gabinetto» (1731) di Carlo Emanuele III «per la consideratione in cui abbiamo la sua virtù») sia per interposti incarichi, il Re se ne avvaleva come personaggio di cultura, esperto, conoscitore d'arte, rappresentante di Casa Savoia a Roma. La componente familiare, nella vita del Beaumont ha un particolare rilievo; l'impegno per l'affermazione sociale dei figli è un compito a cui si dedica, tanto che i lutti che lo colpiscono a partire dalla metà del secolo trasformano profondamente il suo animo.

Olga Melasecchi
Un inedito di Pietro Tenerani: il Ritratto di Domenico Vulpiani
Una bella testa in gesso che ritrae Domenico Vulpiani ritrovata a Roma presso gli eredi viene attribuita a Pietro Tenerani sulla scorta di una nota manoscritta degli inizi del Novecento che ascrive l'opera allo scultore ipotizzando che sia servita da modello preparatorio per la testa del Cristo deposto della cappella Torlonia in S. Giovanni in Laterano.
L'autrice tuttavia ripercorrendo le vicende della vita di Domenico Vulpiani e indagando sulla produzione di Pietro Tenerani conclude la sua ricerca collocando l'esecuzione della testa romana al 1848 circa e rivelandone l'origine come modello per il Monumento a Pio VIII (1853-1866).

Maurizio Calvesi
Tre e non due i viaggi di Picasso in Italia
Secondo la testimonianza del critico Antonello Trombadori, Picasso non venne a Roma in occasione della sua grande mostra alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna organizzata da Lionello Venturi. In realtà, se è vero che l'artista non presenziò all'inaugurazione, è ben documentato che subito dopo si recò, per la terza volta, nella capitale italiana, allo scopo di dare il suo riconoscimento alla grande e straordinaria manifestazione.

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