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Massimo
Pulini
Bastian contrario. La variante dionisiaca da Dosso a Bastianino
Un dipinto presentato come Annibale Carracci in una recente
asta Christie's a Londra viene attribuito dall'autore al pittore
ferrarese Bastianino di cui individua anche il soggetto come
Bacco Gaudente «coronato di fiori, ciliegie e spighe». Il
giovane Bastianino segue da vicino le orme del Dosso non solo
sulle scelte formali e compositive ma ne segue l'esempio anche
per quanto riguarda i temi figurativi riprendendo dal più
anziano maestro i soggetti dionisiaci. Dosso infatti definito
dall'autore «interprete della parte terrena e umorale dell'Olimpo»
ricorre insistentemente al tema bacchico come è stato dimostrato
anche da recenti studi apparsi su questa rivista. Lo studioso
sottolinea le affinità stilistiche e culturali dei due pittori
ferraresi, facendo risalire al singolare clima della città
di Ferrara il carattere estroso e immaginifico di entrambi
e la loro predilezione alla dimensione dionisiaca. L'opera
del Bastianino è stata commissionata da Alfonso II d'Este
come si ricava da notizie documentarie sul Camerino dei Baccanali
del castello ferrarese.
Vincenzo Abate
«Torres adest»: i segni di un arcivescovo tra Roma e Monreale
Ludovico II de Torres (1551-1609), arcivescovo, cardinale,
studioso di retorica, di filosofia, di diritto civile e canonico,
figlio spirituale di Filippo Neri, amico di Roberto Bellarmino,
collaboratore di Cesare Baronio, corrispondente epistolare
di Federico Borromeo, pastore pio e illuminato della diocesi
di Monreale, «figlio fedele della controriforma» volto al
bene dei poveri con studio e carità, istitutore del
locale Seminario per futuri sacerdoti improntati allo zelo Oratoriano
e al fervore dei Gesuiti. «Liturgista, storico, erudito»,
rigoroso esecutore delle norme conciliari tridentine, «Monsignore»
- come cita sovente l'autore che ne ricostruisce minuziosamente
tutti i tempi della vita di ecclesiastico - esprime nella
sua veste di committente la complessa personalità teologica
e giuridica attraverso i tanti documenti biografici, dato
il prevalere dell'importanza della "liturgia", ossia del
linguaggio comune e universale cui si rivolge la Chiesa subito dopo il
Concilio. Nipote di ecclesiastici ma anche vescovo animato
da spirito apostolico, la sua presenza a Monreale (1588) si
manifesta nella stretta connessione fra la tradizione, la
centralità romana, la scelta di forme artistiche e rappresentative
che rispondessero all'«uso del sacro» nel modo
più consono
e coerente ai tempi. Sulla ridefinizione simbolica della
Cappella di S. Castrense l'autore affronta il tema dell'arte sacra
mettendo in rilievo tutte le componenti di una produzione
artistica in un contesto religioso e di storia ove architettura,
decorazione, suppellettili, richiedono e consentono comunque
un aggiornamento materiale e di dottrina. Ecclesiastico «restauratore,
pastore» post-tridentino il de Torres sprona il popolo, è
«uomo di cultura» e collezionista, è un
protagonista della Riforma cattolica che ricollocava, in quel passaggio di secoli,
la propria organizzazione nella storia e nella pietà.
Stefania Macioce
Ut pictura rethorica. Affetti, devozione e retorica nei dipinti
di Caravaggio
Attraverso un sistematico confronto tra produzione pittorica
e fonti letterarie, Stefania Macioce ricostruisce un quadro
organico e complessivo dell'influenza esercitata dalla gestualità
come stereotipo formale sull'arte sacra controriformata, con
particolare riferimento alla produzione caravaggesca, palesando
la fondamentale importanza nell'espressione artistica delle
formule convenzionali come vettore di trasmissione di precisi
messaggi dottrinari atti a suscitare una più intensa partecipazione
emotiva e devozionale da parte del fedele.
Dalma Frascarelli
«Favole non favole»: i mercati di Theodor Helmbreker nelle
collezioni romane e fiorentine della seconda metà del Seicento
Il saggio amplia le scarse conoscenze finora possedute sul
pittore olandese Theodor Helmbreker, il bambocciante più affermato
in Italia nella seconda metà del Seicento. L'autrice gli attribuisce
una nuova opera in Collezione Colonna e richiama l'attenzione
su altri suoi dipinti della stessa collezione, individuando
le ragioni dello straordinario successo. I suoi collezionisti
si concentrano tra Venezia, Firenze e Roma e sono: Giovan
Francesco Loredan, l'abate Marucelli, Mattias Bartolomei,
Carlo Lorenzo Ughi, Pietro Gabrielli, il cardinal Flavio Chigi,
Lorenzo Onofrio Colonna. L'autrice afferma inoltre che alcuni
di essi aderirono ad un pensiero assimilabile al libertinismo
erudito, mentre la maggior parte di loro polemizzarono nei
confronti del dogmatismo. Essi erano lontani da problemi metafisici
ed erano concentrati sull'osservazione della realtà, che trova
la sua più ampia espressione nella poesia satirica e nella
commedia. Alla luce di queste tesi e al confronto con alcuni
testi teatrali contemporanei, l'autrice propone una lettura
inedita delle scene di mercato che interpreta come allegorie
dell'esistenza umana, secondo un'etica laica.
Francesco Solinas
Politica familiare e storia artistica nella Roma del primo
Seicento. Il caso dei Marchesi Theodoli
Attraverso un'approfondita ricerca documentaria incentrata
a Roma e negli Stati della Santa Sede tra il XVI e il XVII
secolo, l'autore ricostruisce le inedite vicende storiche
e politiche, come il mecenatismo artistico e il collezionismo
di un'illustre famiglia dell'aristocrazia papale.
John E. Gedo
Meditations on Magnasco
L'autore ritorna su una questione più volte dibattuta dalla
storiografia con risultati sempre difformi ovvero se esista
o meno una chiave interpretativa dei dipinti del Magnasco
data la bizzarria e l'ambiguità di soggetti tanto inusuali
al punto da far parlare di pittura dettata da "forze demoniache".
Scrutinando oltre cinquecento dipinti del maestro genovese,
l'autore osserva che il trenta per cento della sua produzione
rappresenta scene con frati Cappuccini o frati Camaldolesi;
molti altri dipinti sono dedicati alla rappresentazione degli
umili, dei poveri, o di mendicanti. Secondo l'autore il maestro
non intende comunicare una sua personale visione politica,
ma il suo proposito è soltanto quello di stimolare la curiosità
degli acquirenti.
Arabella Cifani, Franco Monetti
Contributi documentari per il pittore torinese Claudio Francesco
Maria Beaumont (1694-1766)
Minuziosa descrizione del percorso biografico di un grand
commis della Corte torinese dei primi anni del Settecento.
Ricordato, attraverso documenti d'archivio, che delineano
i suoi rapporti con la corte a riprova dell'impegno dei Principi
di Savoia a formare la grande quadreria nella storica sede
torinese di Palazzo Madama, nucleo delle successive raccolte
sabaude. La personalità dell'artista viene presentata nell'ambito
familiare di figlio, fratello, marito e padre. Il Beaumont
ha sempre coniugato i propri affetti con la fedeltà e il servizio
alla Casa Reale. Sia direttamente («pittore di Gabinetto»
(1731) di Carlo Emanuele III «per la consideratione in cui
abbiamo la sua virtù») sia per interposti incarichi, il Re
se ne avvaleva come personaggio di cultura, esperto, conoscitore
d'arte, rappresentante di Casa Savoia a Roma. La componente
familiare, nella vita del Beaumont ha un particolare rilievo;
l'impegno per l'affermazione sociale dei figli è un compito
a cui si dedica, tanto che i lutti che lo colpiscono a partire
dalla metà del secolo trasformano profondamente il suo animo.
Olga Melasecchi
Un inedito di Pietro Tenerani: il Ritratto di Domenico Vulpiani
Una bella testa in gesso che ritrae Domenico Vulpiani ritrovata
a Roma presso gli eredi viene attribuita a Pietro Tenerani
sulla scorta di una nota manoscritta degli inizi del Novecento
che ascrive l'opera allo scultore ipotizzando che sia servita
da modello preparatorio per la testa del Cristo deposto della
cappella Torlonia in S. Giovanni in Laterano.
L'autrice tuttavia ripercorrendo le vicende della vita di
Domenico Vulpiani e indagando sulla produzione di Pietro Tenerani
conclude la sua ricerca collocando l'esecuzione della testa
romana al 1848 circa e rivelandone l'origine come modello
per il Monumento a Pio VIII (1853-1866).
Maurizio Calvesi
Tre e non due i viaggi di Picasso in Italia
Secondo la testimonianza del critico Antonello Trombadori,
Picasso non venne a Roma in occasione della sua grande mostra
alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna organizzata da Lionello
Venturi. In realtà, se è vero che l'artista non presenziò
all'inaugurazione, è ben documentato che subito dopo si recò,
per la terza volta, nella capitale italiana, allo scopo di
dare il suo riconoscimento alla grande e straordinaria manifestazione.
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