Maurizio Calvesi
Più novità su Giorgione e un soggetto per Battista Dossi L'autore identifica in Floriano il santo che figura sulla sinistra nella Pala
di Castelfranco di Giorgione, di cui ribadisce la datazione al 1504 o ai primi
mesi del 1505, ravvisando influenze del Dürer. Torna a chiarire l'interpretazione
del cosiddetto “Sogno di Raffaello” di Marcantonio Raimondi, che
ritiene derivare da Raffaello e non da Giorgione, come incubo di Didone e in
tale chiave legge anche la “Notte“ di Battista Dossi. Identifica
infine “L'inferno cun Enea et Anchise” di Giorgione con il “Ritratto
d'uomo armato” di Vienna e spiega il cosiddetto “Tramonto” come “Leggenda
di san Giorgio”.
C.D. Dickerson III
The «Gran Scuola» of Guglielmo della Porta, the Rise of
the «Aurifex Inventor», and the Education of Stefano Maderno
La novità rappresentata dal naturalismo morbido
e sensuale della “Santa Cecilia” che Stefano Maderno appena venticinquenne,
nell'anno 1600, sollecita una serie di interrogativi che l'autore risolve ricostruendo
il panorama artistico romano intorno a quella data. In questo quadro il ruolo
degli orefici assume un significato di rilievo grazie all'attività dello
scultore Guglielmo della Porta che istituisce una scuola, la «Gran Scuola» che è una
vera e propria Accademia d'Arte, nel senso più esteso del significato
di Arti Liberali, una scuola dove gli orefici sono sollecitati ad esercitarsi
sul “disegno
d'invenzione”. L'autore ritiene che in questa Accademia, dove si formano
i più raffinati
orefici del momento, il Maderno abbia avuto il suo apprendistato. Il naturalismo
elegante della Santa Cecilia si spiega dunque attraverso la pratica del “disegno
d'invenzione” su cui insisteva appunto la “Scuola” di Guglielmo.
Josephine von Henneberg Giulio Rospigliosi and Nicolas Poussin:
The Louvre's Saint Francesca Romana
Il dipinto intitolato Santa Francesca Romana,
che il Cardinal Giulio Rospigliosi affida a Nicolas Poussin, offre lo spunto
per una nuova interpretazione iconologica da parte dell'autrice che, nel ripercorrere
la vicenda del culto della santa, delle sue rappresentazioni e dei luoghi sacri
dove se ne perpetua la memoria, rintraccia il vero significato del dipinto nel
dibattito dottrinario tra gesuiti e giansenisti sul ruolo della Grazia. L'iconografia
è insolita: una figura di donna in primo piano (secondo Marc Fumaroli, santa
Francesca Romana) tiene in mano delle frecce spezzate scendendo da una nuvola
verso una seconda figura femminile inginocchiata (secondo Fumaroli, una figura
simbolica di Roma), mentre alle sue spalle un angelo senza ali rivolge la spada
verso il demonio che porta sulle spalle un bambino morto e trascina il corpo
di un uomo; una donna morta giace a terra al centro della scena.
L'autrice invece nella figura sulla nuvola vede l'immagine della Madonna che
annuncia la fine della peste mostrando le frecce spezzate. La peste è la giusta
punizione inflitta alla città di Roma che ha prestato ascolto all'eresia giansenista,
mentre la figura inginocchiata è quella della santa che, supplicando la Vergine,
si fa mediatrice della Grazia necessaria per estinguere la colpa secondo il dettato
teologico dei Gesuiti.
Francesco Saracino
Le profezie di Charles Le Brun Il saggio analizza una Santa Famiglia di Charles Le Brun che ci è pervenuta
in varie redazioni e che è caratterizzata dalla presenza del testo ebraico di
due oracoli dell'Antico Testamento (Is 7,14; Zac 2, 14). Nell'interpretazione
dei Padri della chiesa e dei teologi del XVII secolo, entrambe le profezie erano
riferite a un tema fondamentale della dottrina cristiana, il mistero dell'Incarnazione
del Verbo nel grembo verginale di Maria.
Federica Veratelli
Una traccia documentaria per Giovanni Vangembes, pittore fiammingo del Seicento ferrarese Da ricerche documentarie condotte anche nell'Archivio di Malines, città natale
di Giovanni Vangembes, l'autrice ricostruisce l'identità del pittore fiammingo,
attivo a Ferrara nei primi decenni del Seicento la cui opera offre una interessante
interpretazione del caravaggismo nordico.
Natalia Gozzano
Nuovi documenti per la datazione del Paesaggio con la fuga in Egitto di Claude
Lorrain (LV 158) e alcune note sui pendants “misti” Nell'albun dei disegni che Claude Lorrain lascia in eredità ad Agnese, sua figlia
naturale, noto come Liber Veritatis, un foglio datato 1663 e siglato dall'artista
riproduce un Paesaggio con la Fuga in Egitto identificato dall'autrice come disegno
preparatorio del dipinto dello stesso soggetto in collezione Thyssen-Bornemisza
a Madrid. Il suo riconoscimento è confermato dalla descrizione dettagliata dell'oggetto
contenuta nei pagamenti all'intagliatore e al doratore della cornice in legno
pregiato.
Miriam
di Penta
Una Madonna col Bambino dimenticata. Ancora sul Gaulli e qualche precisazione sulla cronologia del Baciccio tardo
Edoardo Piersensini
Un'ipotesi per Jackson Pollock (I parte) L'autore, in questa prima parte del suo scritto, tramite una serie di confronti
iconografici, individua in disegni e studi anteriori all'epoca dei dripping la
presenza di puntuali rimandi ad illustrazioni di carattere medico, dimostrando
come l'ossessione dell'artista per il tema della nascita lo abbia spinto ad avvicinarsi
al mondo delle scienze.
Seguendo questa nuova linea di indagine, viene compiuta una rilettura di Bird
(c. 1938-41), nel tentativo di superare alcune delle incongruenze riscontrabili
nelle precedenti interpretazioni in chiave junghiana
AA.VV.
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