Mario D'Onofrio
Giotto e il Corteo nuziale agli Scrovegni
Il Corteo nuziale di Maria, episodio centrale del ciclo di affreschi giotteschi
a Padova, viene sottoposto dall'autore ad uno scrutinio minuzioso che lo induce
ad avanzare una nuova interpretazione che ne arricchisce il senso caricandolo
di accenti più realistici e attualizzanti. Giotto avrebbe inteso improntare la
storia di Maria a un tono più mondano traducendo l'episodio secondo una tradizione
toscana dei primi anni del Trecento. La fonte, un testo apocrifo, il Libro
sulla Natività di Maria. Manca nella scena giottesca la rappresentazione
della figura di Giuseppe. Il corteo delle ancelle, secondo la fonte, accompagna
Maria a Nazareth in Galilea, alla casa dei genitori (e non già come creduto sin
qui, a Betlemme, alla casa di Giuseppe). Il ramo verde che si protende da un
balcone, identificato con il maio, simbolo nuziale, è un ulteriore indizio
della volontà di Giotto di attualizare la scena.
Maurizio Calvesi
Lorenzo Lotto: l'altra Tempesta (e il “Coperto” di Eva a Bergamo)
La cosiddetta Allegoria
della Virtù e del Vizio di Lorenzo Lotto è interpretata alla luce del Settimo
Trattato di Ermete Trimegisto, come invito a ripudiare «il vino dell'ignoranza»
e a cercare la luce della conoscenza. Il «coperto» delle tarsie di Bergamo relativo
al peccato di Adamo ed Eva non rappresenta, come creduto, un serpente che riscalda un uovo di struzzo (simbolo di rinascita), ma Eva stessa veduta, nella metafora,
come un serpente che esce da una céstola, così come ella uscì da una costola
di Adamo.
Silvia Danesi Squarzina
Un ritratto di Sebastiano del Piombo in collezione Cini e l'acronimo N.M.T.Q.C.S.
decifrato Un noto Ritratto di prelato dipinto da Sebastiano del Piombo, reca in basso un acronimo N.M.T.Q.C.S., non ancora decifrato. Secondo l'autrice le prime tre lettere sarebbero le iniziali di «Noli
Me Tangere», le parole che Cristo risorto rivolse alla Maddalena. Le restanti lettere, Q.C.S., starebbero per «Quod
Christus Sum», un motto che alluderebbe alla qualifica di “frater” che secondo la Devotio
Moderna indicherebbe l'identificazione con il Cristo. L'autrice avanza quindi l'ipotesi che il dipinto sia l'autoritratto dell'artista. Il saggio si allarga poi a descrivere il panorama di inquietudini che si avvertono a Roma dopo il Sacco e sul denso clima di attese controriformistiche che coinvolge l'ambiente di Michelangelo, di Vittoria Colonna e dello stesso Sebastiano.
Paola Iazurlo
La Venere Barberini. Un dipinto di Giulio Mazzoni da Palazzo Capodiferro
L'autrice attribuisce a Giulio Mazzoni la Venere Barberini (affresco staccato
ad olio) e dimostra che il dipinto originariamente faceva parte della decorazione
di Palazzo Capodiferro. La Venere è stata a lungo ritenuta persino di mano di
Michelangelo o in alcuni casi di epoca romana, per via della particolare tecnica
a olio. L'autrice che ha curato il restauro ripercorrendone le intricate vicende
scopre, appunto che la Venere Barberini era stata eseguita per la Galleria
degli Stucchi e che fu rimossa da quella sede nei primi anni del Seicento per far posto
ad una scala fatta fare da Bernardino Spada.
Veronica Carpita
Tra Tasso e Galileo: l'idea bifronte del museo di Francesco Angeloni
Francesco Angeloni (1587-1652), segretario del cardinal Ippolito Aldobrandini,
umanista e grande erudito, possedeva a Roma una nota raccolta di numismatica
e di antichità. Un nucleo consistente della collezione sarà in seguito ereditato
da Giovan Pietro Bellori, suo figlio adottivo. Tra i manoscritti di Angeloni
conservati alla Biblioteca Marciana di Venezia, l'autrice rintraccia un documento
inedito di notevole interesse per la storiografia artistica intitolato, Dello
Studio dell'opere più belle della Natura e dell'Arte. L'opera, scritta in forma
di dialogo nel 1630-31, è attribuita dall'autrice ad Angeloni, per esporre la
propria “idea” di Museo. Il trattato è una vibrante difesa dall'accusa di «vana
curiosità» mossa da Galileo Galilei, e ne dimostra l'utilità didattica. Il programma
del Museo angelonio ruota attorno a due principi opposti: da un lato propone
l'osservazione scientifica della natura secondo il nuovo metodo di Galileo, e
dall'altro celebra l'idea di bellezza e armonia della poetica di Torquato Tasso.
Francesco Solinas
Artis Pictoriae Amator et Cultor. Il primo ritratto di Philippe Le Roy ritrovato Il restauro che ha rimosso le pesanti ossidazioni dal ritratto di Philippe
Le Roy a mezza figura, dipinto da Van Dyck e a lungo conservato nella Biblioteca di Woburn Abbey, ne ha rivelato la qualità di autentico capolavoro. L'autore ritiene che l'opera sia la prima versione del ritratto a figura intera dello stesso personaggio nella Wallace Collection di Londra. Lo straordinario recupero induce inoltre l'autore a riconsiderare la tecnica impiegata dal maestro fiammingo nei ritratti e a ricostruirne il procedimento; spesso l'artista abbozzava con pochi tratti veloci a carboncino e a pennello un disegno sintetico in presenza del modello per poi lasciare al suo atelier ultimare con cura meticolosa ogni dettaglio.
Adriano Amendola
L'abate Giovan Cristoforo Rovelli, Frans Luycx, François Du Quesnoy, Andrea
Sacchi e il mecenatismo artistico dei Caetani nel Seicento Uno studio sulla famiglia Caetani permette all'autore di ricostruire la figura dell'abate piemontese Giovan Cristoforo Rovelli, dal 1633 segretario del cardinale Luigi Caetani, amico fraterno di Andrea Sacchi ed estimatore della sua opera e di quella di François Du Quesnoy. Nuovi documenti consentono di valutare l'entità della sua raffinata collezione di disegni, dipinti e sculture. Tra le opere più notevoli il ritratto dell'abate come allegoria della pittura dipinto dal Sacchi e già ricordato dal Bellori; nonché il ritratto in terracotta di Maurizio di Savoia, modellato da Du Quesnoy, conservato nel Museo di Roma. Nel Castello di Sermoneta si conserva il ritratto del cardinale che l'autore attribuisce al fiammingo Franz Luycx ricostruendone l'operato e l'inedito soggiorno romano.
Ana Maria Suárez Huerta
Un paisaje del convento de San Cosimato en el Valle de Licenza. Un cuadro
inédito de Solomon Delane En la Real Academia de San Fernando se conserva un paisaje que estuvo atribuido durante muchos años a distintos pintores como Philip Hackert, John Crome o Eugenio Orozco. En realidad, se trata de un paisaje realizado por Salomón Delane, un artista irlandés afincado en Roma quien se especializó en este género pictórico tan apreciado por los turistas del Grand Tour británicos. El interés de este artículo no sólo radica en el hecho de desvelar la verdadera identidad de su autor sino también ha sido fundamental para la identificación del lugar que aparece representado, es decir, las inmediaciones del Convento de San Cosimato, paraje que se convirtió en estratégico pues muy cerca de allí se encontraba la villa de Horacio que se convirtió en un lugar de peregrinación para aquellos viajeros más instruidos e interesados por la Antigüedad romana.
Edoardo Piersensini
Un'ipotesi per Jackson Pollock (seconda parte) L'autore, nella seconda e ultima parte del suo contributo, prosegue l'analisi dei rapporti esistenti tra l'opera di Pollock e le scienze fino a giungere all'epoca dei dripping. I lavori del periodo più noto dell'artista vengono interpretati come uno sviluppo ulteriore delle indagini compiute in disegni e dipinti degli anni precedenti sotto lo stimolo di immagini tratte dal campo della medicina, raffiguranti, in molti casi, vedute microscopiche della materia vivente. Particolare attenzione viene rivolta allo studio della seconda edizione di On Growth and Form (1942) di D'Arcy Thompson, allo scopo di determinare la reale importanza per l'arte di Pollock di una fonte più volte ricordata, ma scarsamente approfondita.
|