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Andrea Spiriti
Un inedito ciclo di affreschi «alla Fiamminga» nel Palazzo della
Zecca a Milano
Il palazzo della Zecca di Milano ospitava la residenza dello zecchiere che raccoglieva
una celebre quadreria già ammirata da Vasari.
Il ciclo di affreschi è qui presentato per la prima volta nelle parti
superstiti: un frammento di facciata esterna di mano del Bramantino e quattro
affreschi «alla fiamminga» alternati a bestiari moralizzati e grilli.
Il ciclo, databile al 1528-1529, sottende un messaggio di natura politica nel
momento di crisi di Francesco II Sforza. Sono gli anni in cui la fazione sforzesca
diventa partito imperiale sotto l'egida del Grancancelliere Mercurino Arborio
di Gattinara, a cui alludono gli affreschi.
Simona Capelli
L'Assunta di Pulzone e Pomarancio in Santa Caterina
dei Funari
Attraverso un approfondito scandaglio dell'archivio dell'Arciconfraternita di
S. Caterina della Rosa, l'autrice restituisce il complicato percorso della commissione
a Scipione Pulzone dell'Assunta nella cappella Solano in S. Caterina dei
Funari.
È possibile così restituire su basi documentarie al Pomarancio il completamento
del registro inferiore della tavola che viene realizzato successivamente al 1598,
anno della morte del Pulzone.
Maurizio Calvesi
Caravaggio, i documenti e dell'altro
Nella prima parte dell'articolo l'autore, prendendo atto del probabile ritardo
dell'arrivo a Roma del Caravaggio rispetto alla data precedentemente accreditata,
pubblica una tarda biografia del Merisi che tra molti errori, e parti riprese
dal Bellori, contiene anche notizie “nuove”, forse infondate o forse riprese
anch'esse da una fonte più antica, della cui veridicità non possiamo comunque
sapere. Nella seconda parte identifica con largo margine di probabilità la
Natività
di Palermo con il noto dipinto commissionato al Merisi nell'aprile del 1600.
Nella terza parte dimostra che il dipinto della Sant'Anna
dei Palafrenieri non
fu rifiutato perché il suo mancato utilizzo dipese dalla concessione negata dell'altare
maius per il quale la pala, inadattabile ad un altare minore, era stata
prevista. Nella parte quarta segnala l'antica rappresentazione di Ila rapito
dalle ninfe come possibile fonte iconografica per l'Amor vittorioso, leggendo
in esso il classico motto Amor vincit omnia. Nella quinta parte ripropone
una sua precedente ipotesi sull'attribuzione della Flagellazione di Santa
Prassede a Simone Peterzano in collaborazione con il Caravaggio, muovendo dal
nuovo spunto offerto da Strinati che assegna la tavola al solo Caravaggio. Nella
sesta parte, infine, motiva la presenza di san Tommaso nel Giudizio
di Salomone della Galleria Borghese, come figura di colui che accerta la
Verità, giudice,
in questo caso, del giudice.
Dhalma Frascarelli
Il Ragazzo con il cesto
di frutta di Caravaggio, un quadro musicale?
Il Ragazzo con il cesto di frutta del Caravaggio viene letto dall'autrice in
chiave sacramentale e liturgica, in riferimento al mistero eucaristico e al rito
dell'offertorio. Il richiamo al rituale paleocristiano che prevedeva l'offerta
di primizie all'altare, mentre veniva intonato un canto, troverebbe riscontro
nella figura del giovane interpretato come un cantore, sulla base di stringenti
confronti iconografici con opere del Merisi e di altri pittori. La raccolta di
canti sacri intitolata Mottetti del frutto, edita da Antonio Gardano nel 1538
e qui pubblicati in appendice viene indicata come una possibile fonte di ispirazione
seguita dal giovane Caravaggio.
Massimo Pulini
Cristologia di Nicolò Musso e due aggiunte al giovane Ribera
L'autore presenta una serie di nuovi dipinti, già attribuiti precedentemente
ad altri maestri che restituisce a Niccolò Musso, artista caravaggesco piemontese,
e al primo Ribera. I dipinti attribuiti a Niccolò Musso sono: Cristo
risorto che mostra la ferita del Museo di Perth (già attribuito allo Spadarino),
l'Ecce Homo di collezione Koelliker e infine Cristo
risorto in veste di Buon Pastore, battuto in un'asta di New York, come Philippe de Champaigne. Altri due
dipinti sono assegnati all'attività giovanile del Ribera e sono: il San
Giovanni Battista nel deserto, pubblicato nel 1996 come Valentin de Boulogne
e il San Gerolamo della Galleria Spada, già noto come Hendrick Somer.
Francesco Saracino
De raptu Pauli: Caravaggio, Domenichino, Poussin
Durante la storia dell'immaginazione occidentale, i fantasmi indotti dalla Bibbia si cristallizzarono in loci visivi che le civiltà cristiane hanno condiviso e utilizzato per i loro scopi. L'esercizio di tradurre in immagini i racconti e i precetti che costituivano il fondamento ideologico della società serviva a rafforzare l'identità collettiva, agevolando anche i percorsi di ogni fedele che in quelle forme si riconosceva. Agli inizi del XVII secolo, la raffigurazione del Rapimento
di san Paolo tocca il vertice della sua breve parabola. Questo studio illustra le sottigliezze esegetiche che rivelano alcuni capolavori dei maggiori artisti del tempo alle prese con 2 Cor 12, 1-4, uno dei testi più misteriosi dell'epistolario paolino.
Jacopo Curzietti
La decorazione della cappella Pasqualoni in S. Lorenzo in
Lucina. Note e documenti su Domenico e Giovan Francesco de Rossi
Grazie all'analisi di nuovi documenti, l'autore ripercorre le fasi decorative
della cappella Pasqualoni nella chiesa romana di S. Lorenzo in Lucina, restituendo
i dipinti sulle pareti laterali a Giovan Domenico Cerrini e assegnando i quattro
busti funerari a Giovan Francesco de Rossi. Proprio allo scultore natio da Fivizzano
e figlio del più noto Domenico, l'autore dedica larga parte del suo saggio, ricostruendone
le vicende biografiche e professionali, anche grazie a nuove informazioni archivistiche
che ne rivelano la paternità del busto ritraente il canonico Giacomo Gamba al
Pantheon e che ne attestano la presenza nel cantiere rainaldiano dell'altare
maggiore in S. Girolamo della Carità oltre che l'attività per il cardinale Vincenzo
Costaguti e, non ultima, quella per il marchese Fabrizio Naro.
Matteo Piccioni
Pio Joris (1843-1921) e la pittura a Roma nel secondo Ottocento
Il saggio delinea, attraverso l'analisi del percorso artistico di Pio Joris (Roma
1843-1921) l'evoluzione della situazione culturale romana della seconda metà
del XIX secolo, dal rientro di Pio IX dall'esilio volontario a Gaeta (1849),
fino all'Esposizione Internazionale di Belle Arti del 1883 che vide trionfare
la nuova pittura celebrativa del Regno d'Italia. Ponendo a confronto la sua opera
con quella degli artisti che maggiormente lo influenzarono e percorrendo le tappe
fondamentali del suo iter artistico fino al 1900 è stato possibile approfondire
alcuni punti nodali della questione artistica romana.
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